SABATO 5 GIUGNO :
Verrà fatta una riunione, Genitori-Catechisti-P.Luciano per parlare e decidere delle attività estive..gli orari rimangano i soliti,poi alle 16:00 ci uniremo tutti insieme..però per sicurezza, che si contatti i propri catechisti!
Dopo la riunione ci sarà la festa in giardino...portate da mangiare e da b...ere!
lunedì 31 maggio 2010
LETTERATURA E MALATI DI S.L.A.
Riceviamo da Marco Criscuoli questa informazione della CARITAS DIOCESANA
PISA
Stazione Leopolda – Terrazza
3 giugno 2010
ore 21.15
Lettura di brani d’Autore
Letteratura e persone malate di SLA
“Poeti anche nella malattia”
Roberto Fabbrini
Legge Sergio Pieggi (Accademia Nazionale dell’Ussero)
Al violino Agnese Caneschi e Valentino Zangara (Associazione Culturale San Francesco)
Introduzione musicale
Da “Le mie stanze”
Un principio di luce
Estate in Val d’Orcia
Volerti bene
Un regalo delle rondini
Forse
La luce dell’autunno
Dove nasce il silenzio
Intervallo
Intermezzo musicale
Da “Le ombre lunghe della sera”
Come si fa a non piangere?
Non ti vedrò invecchiare, amore mio…
Come farò…
L’ultima volta…
Chissà se rivedrò le rondini?
Quando le cose che hai intorno…
Che porterà via, con sé, stasera il sole?
Se ascolti il silenzio…
Ho voglia di fare l’amore.
Non è ancora questa, la notte…
Mi dite di non mollare…
Intermezzo musicale
Da “Controcanto”
Il lamento
Il pianto
Il perdono
La riconciliazione
In collaborazione con AISLA-Sez. AVT, Casa della Città Leopolda ed Associazione Culturale San Francesco
giovedì 27 maggio 2010
UN ABBRACCIO CI LIBERA DALL'OSCURITA'
Guardando il passato ci rendiamo conto sempre di più che solo uno
come Lui poteva renderci così mansueti e innocui. Iniziamo a capire
veramente chi eravamo e chi siamo oggi.
Se guardiamo il passato, ci facciamo paura pensando a tutto il male
che abbiamo commesso.
Oggi è bello vivere nella luce, senza che nessuno pronunci il nostro
nome solo per dire il nostro male, ma quanto bello è sentire quel
bisbiglio del cambiamento fatto grazie al Signore attraverso degli
amici veri. Non avremmo mai scommesso nulla su di noi, era
impossibile che noi potessimo essere così oggi.
Quando Margherita Coletta ci è venuta a trovare in carcere prima
di Natale, ci ha detto: «Esiste una cosa che Gesù ci ha lasciato,
un sacramento, che per me è importantissimo, ed è quello della
confessione.
In quel momento, nell'istante stesso che uno si avvicina a questo
sacramento è libero, ma libero veramente, ci dovete credere.
Qualsiasi peccato che o gnuno di noi abbia potuto commettere da
quell'istante non c'è più, è cancellato, non esiste più.
Non bisogna nemmeno ripensarci, perché sarebbe del diavolo: in
quell'istante tutto è cancellato.
Dio è buono, è un padre misericordioso che accoglie tutti».
È proprio vero.
Oggi vediamo il nostro cuore pieno di Gesù e lo preghiamo
costantemente che non ci faccia ricadere nell’oscurità dove per
un lungo periodo abbiamo vissuto.
Non è semplice trovare le parole giuste perché la commozione è
tanta, solo oggi capiamo e cerchiamo di dare un senso a quei gesti
terribili.
Quante volte abbiamo chiesto al Signore di prendersi la nostra vita
e di ridarla a chi l’abbiamo tolta.
come Lui poteva renderci così mansueti e innocui. Iniziamo a capire
veramente chi eravamo e chi siamo oggi.
Se guardiamo il passato, ci facciamo paura pensando a tutto il male
che abbiamo commesso.
Oggi è bello vivere nella luce, senza che nessuno pronunci il nostro
nome solo per dire il nostro male, ma quanto bello è sentire quel
bisbiglio del cambiamento fatto grazie al Signore attraverso degli
amici veri. Non avremmo mai scommesso nulla su di noi, era
impossibile che noi potessimo essere così oggi.
Quando Margherita Coletta ci è venuta a trovare in carcere prima
di Natale, ci ha detto: «Esiste una cosa che Gesù ci ha lasciato,
un sacramento, che per me è importantissimo, ed è quello della
confessione.
In quel momento, nell'istante stesso che uno si avvicina a questo
sacramento è libero, ma libero veramente, ci dovete credere.
Qualsiasi peccato che o gnuno di noi abbia potuto commettere da
quell'istante non c'è più, è cancellato, non esiste più.
Non bisogna nemmeno ripensarci, perché sarebbe del diavolo: in
quell'istante tutto è cancellato.
Dio è buono, è un padre misericordioso che accoglie tutti».
È proprio vero.
Oggi vediamo il nostro cuore pieno di Gesù e lo preghiamo
costantemente che non ci faccia ricadere nell’oscurità dove per
un lungo periodo abbiamo vissuto.
Non è semplice trovare le parole giuste perché la commozione è
tanta, solo oggi capiamo e cerchiamo di dare un senso a quei gesti
terribili.
Quante volte abbiamo chiesto al Signore di prendersi la nostra vita
e di ridarla a chi l’abbiamo tolta.
lunedì 24 maggio 2010
LA SOLITUDINE DEGLI ANZIANI
Ho quasi settantacinque anni, vivo da sola a casa mia, la stessa in cui stavo con mio marito, quella che hanno lasciato i miei due figli quando si sono sposati.
Sono sempre stata fiera della mia autonomia, ma da un po' non è più come prima, soprattutto quando penso al mio futuro. Sono ancora autosufficiente, ma fino a quando ? Tra me e me m'accorgo che i gesti diventano giorno per giorno un po' meno disinvolti, anche se mi dicono ancora: "Fossi io come lei alla sua età ...". Uscire per la spesa e tenere la casa mi fa una fatica crescente.
E allora penso: "Quale sarà il mio futuro ?". Quando ero giovane la risposta era semplice: con tua figlia, col genero, con i nipoti. ma adesso come si fa, con le case piccole e le famiglie in cui lavorano tutti ? Allora anche adesso la risposta è semplice: l'istituto.
E' martellante, lo dicono tutti, però tutti sanno anche, e non lo dicono, che nessuno vorrebbe lasciare la sua casa per andare a vivere in un istituto.
Non posso credere davvero che sia meglio un comodino, uno spazio angusto, una vita tutta anonima alla propria casa, dove ogni oggetto, un quadro, una fotografia, ricordano e riempiono anche una giornata senza tante novità.
Sento spesso in giro chi dice: "L'abbiamo messo in un bell'istituto, per il suo bene". Magari sono sinceri, ma loro non ci vivono. Non è neppure un "male minore", ma necessario.
Ammettiamo pure di non capitare in uno di quei posti da telegiornale, dove gli fa fatica pure darti l'acqua se hai sete, o ti maltrattano solo perché si sentono frustrati del lavoro che fanno.
Però non credo proprio che sia un istituto la risposta a chi sta un po' male e, soprattutto sta solo.
Ritrovarsi a vivere all'improvviso con persone estranee, non volute e non scelte è davvero un modo per vincere la solitudine? So bene come si vive in istituto. Succede che vuoi riposare e non ci riesci perché non sopporti il rumore degli altri, i colpi di tosse, le abitudini diverse dalle tue. Si dice che da vecchi si diventa esagerati.
Ma non è un'esagerazione immaginarsi che se vuoi leggere c'è chi vuole la luce spenta o che se vuoi vedere un programma, o se ne guarda un altro o non è orario.
In un ricovero anche i problemi più banali diventano difficili: avere ogni giorno il giornale, riparare subito gli occhiali quando si rompono, comprare le cose che ti servono se non puoi uscire.
Capita spesso che ti scambino la biancheria con quella di un'altra dopo la lavanderia e poi non puoi tenere niente di tuo.
Quello che è peggio - ammesso che il mangiare non sia cattivo - è che non si può decidere quasi niente: quando alzarsi e quando restare a letto, quando accendere e quando spegnere la luce, quando e cosa mangiare. E poi, quando uno è più anziano (ed è più imbarazzato perché si sente meno bello di una volta), è costretto ad avere tutto in comune: malattia, debolezze fisiche, dolore, senza nessuna intimità e nessun pudore.
C'è che dice che in istituto "hai tutto senza pesare su nessuno". Ma non è vero. Non si ha tutto e non è l'unico modo per non dare fastidi ai propri cari.
Un'alternativa ci sarebbe: Poter stare a casa con un po' di assistenza e, quando si sta peggio o ci si ammala, poter essere aiutati a casa per quel tempo che serve.
Questo servizio già esiste, ma più sulla carta che in realtà. Ogni amministrazione dovrebbe garantire l'assistenza. Siamo in tanti, infatti, che potremmo rimanere a casa anche soltanto con un piccolo aiuto (un servizio piccole spese, pagamenti di bollette, un po' di pulizie, eccetera), o con l'assistenza sanitaria a domicilio (il fisioterapista, il medico, l'infermiera), come previsto dalla legge italiana.
E non è vero che tutto questo costa troppo. Questi servizi costano tre o quattro volte meno di un mio eventuale ricovero in una lungodegenza o in istituto. All'estero mi dicono che è diverso. Qui da noi, invece, succede che finisci in un istituto e che nemmeno l'hai deciso tu. Non capisco perché si rispettano le volontà di un testamento e invece non si viene ascoltati da vivi se non si vuole andare in istituto.
Ho sentito alla TV che qui in Italia sono state stanziate migliaia e migliaia di miliardi per costruire nuovi istituti e per realizzare 140.000 posti letto. Se abitassi in una baracca ne sarei pure contenta. Ma io una casa e un letto, il mio "posto letto" già ce l'ho, non c'è bisogno di creare nuove cucine per prepararmi il pranzo, potete usare la mia. Non ho bisogno che mi costruiate una nuova grande sala per vedere la TV, ho già la mia televisione in camera. Il mio bagno funziona ancora bene. La mia casa, semmai, necessita soltanto di qualche corrimano e maniglia al muro: vi costerebbe molto meno.
Quello che desidero per il mio futuro è la libertà di poter scegliere se vivere gli ultimi anni della mia vita a casa o in istituto.
Oggi questa libertà non ce l'ho. Usufruire dell'assistenza domiciliare è molto difficile, quasi impossibile: le domande sono molte e il servizio è ancora troppo limitato. ma se questa assistenza domiciliare si sviluppasse di più e diventasse per tutti quelli che hanno bisogno, potreste anche fare a meno di costruire tanti nuovi, costosi istituti. E persino gli ospedali sarebbero meno affollati.
Per questo, anche se non più giovane, voglio ancora far sentire la mia voce e dire che in istituto non voglio andare e che non lo auguro a nessuno.
Aiutate me e tutti gli anziani a restare a casa e a morire fra le proprie cose. Forse vivrò di più, sicuramente vivrò meglio.
Sono sempre stata fiera della mia autonomia, ma da un po' non è più come prima, soprattutto quando penso al mio futuro. Sono ancora autosufficiente, ma fino a quando ? Tra me e me m'accorgo che i gesti diventano giorno per giorno un po' meno disinvolti, anche se mi dicono ancora: "Fossi io come lei alla sua età ...". Uscire per la spesa e tenere la casa mi fa una fatica crescente.
E allora penso: "Quale sarà il mio futuro ?". Quando ero giovane la risposta era semplice: con tua figlia, col genero, con i nipoti. ma adesso come si fa, con le case piccole e le famiglie in cui lavorano tutti ? Allora anche adesso la risposta è semplice: l'istituto.
E' martellante, lo dicono tutti, però tutti sanno anche, e non lo dicono, che nessuno vorrebbe lasciare la sua casa per andare a vivere in un istituto.
Non posso credere davvero che sia meglio un comodino, uno spazio angusto, una vita tutta anonima alla propria casa, dove ogni oggetto, un quadro, una fotografia, ricordano e riempiono anche una giornata senza tante novità.
Sento spesso in giro chi dice: "L'abbiamo messo in un bell'istituto, per il suo bene". Magari sono sinceri, ma loro non ci vivono. Non è neppure un "male minore", ma necessario.
Ammettiamo pure di non capitare in uno di quei posti da telegiornale, dove gli fa fatica pure darti l'acqua se hai sete, o ti maltrattano solo perché si sentono frustrati del lavoro che fanno.
Però non credo proprio che sia un istituto la risposta a chi sta un po' male e, soprattutto sta solo.
Ritrovarsi a vivere all'improvviso con persone estranee, non volute e non scelte è davvero un modo per vincere la solitudine? So bene come si vive in istituto. Succede che vuoi riposare e non ci riesci perché non sopporti il rumore degli altri, i colpi di tosse, le abitudini diverse dalle tue. Si dice che da vecchi si diventa esagerati.
Ma non è un'esagerazione immaginarsi che se vuoi leggere c'è chi vuole la luce spenta o che se vuoi vedere un programma, o se ne guarda un altro o non è orario.
In un ricovero anche i problemi più banali diventano difficili: avere ogni giorno il giornale, riparare subito gli occhiali quando si rompono, comprare le cose che ti servono se non puoi uscire.
Capita spesso che ti scambino la biancheria con quella di un'altra dopo la lavanderia e poi non puoi tenere niente di tuo.
Quello che è peggio - ammesso che il mangiare non sia cattivo - è che non si può decidere quasi niente: quando alzarsi e quando restare a letto, quando accendere e quando spegnere la luce, quando e cosa mangiare. E poi, quando uno è più anziano (ed è più imbarazzato perché si sente meno bello di una volta), è costretto ad avere tutto in comune: malattia, debolezze fisiche, dolore, senza nessuna intimità e nessun pudore.
C'è che dice che in istituto "hai tutto senza pesare su nessuno". Ma non è vero. Non si ha tutto e non è l'unico modo per non dare fastidi ai propri cari.
Un'alternativa ci sarebbe: Poter stare a casa con un po' di assistenza e, quando si sta peggio o ci si ammala, poter essere aiutati a casa per quel tempo che serve.
Questo servizio già esiste, ma più sulla carta che in realtà. Ogni amministrazione dovrebbe garantire l'assistenza. Siamo in tanti, infatti, che potremmo rimanere a casa anche soltanto con un piccolo aiuto (un servizio piccole spese, pagamenti di bollette, un po' di pulizie, eccetera), o con l'assistenza sanitaria a domicilio (il fisioterapista, il medico, l'infermiera), come previsto dalla legge italiana.
E non è vero che tutto questo costa troppo. Questi servizi costano tre o quattro volte meno di un mio eventuale ricovero in una lungodegenza o in istituto. All'estero mi dicono che è diverso. Qui da noi, invece, succede che finisci in un istituto e che nemmeno l'hai deciso tu. Non capisco perché si rispettano le volontà di un testamento e invece non si viene ascoltati da vivi se non si vuole andare in istituto.
Ho sentito alla TV che qui in Italia sono state stanziate migliaia e migliaia di miliardi per costruire nuovi istituti e per realizzare 140.000 posti letto. Se abitassi in una baracca ne sarei pure contenta. Ma io una casa e un letto, il mio "posto letto" già ce l'ho, non c'è bisogno di creare nuove cucine per prepararmi il pranzo, potete usare la mia. Non ho bisogno che mi costruiate una nuova grande sala per vedere la TV, ho già la mia televisione in camera. Il mio bagno funziona ancora bene. La mia casa, semmai, necessita soltanto di qualche corrimano e maniglia al muro: vi costerebbe molto meno.
Quello che desidero per il mio futuro è la libertà di poter scegliere se vivere gli ultimi anni della mia vita a casa o in istituto.
Oggi questa libertà non ce l'ho. Usufruire dell'assistenza domiciliare è molto difficile, quasi impossibile: le domande sono molte e il servizio è ancora troppo limitato. ma se questa assistenza domiciliare si sviluppasse di più e diventasse per tutti quelli che hanno bisogno, potreste anche fare a meno di costruire tanti nuovi, costosi istituti. E persino gli ospedali sarebbero meno affollati.
Per questo, anche se non più giovane, voglio ancora far sentire la mia voce e dire che in istituto non voglio andare e che non lo auguro a nessuno.
Aiutate me e tutti gli anziani a restare a casa e a morire fra le proprie cose. Forse vivrò di più, sicuramente vivrò meglio.
UN'ORA DI TEMPO.
La lettera di Anna
Ho sempre cercato di non pesare su nessuno. Figuriamoci sui miei nipoti che hanno già i loro figli e a cui ho dato l'appartamentino dove abitavo prima di arrivare qui. Ho scelto di lasciarlo. Che avreste fatto voi?
Ho 82 anni. Non sono tanto vecchia, ma a casa, da sola, non potevo più stare. Qualche volta mi dimenticavo di prendere le medicine, certe mattine non ce la facevo proprio a uscire e a fare la spesa e allora ho preso la decisione: un istituto specializzato per gli anziani, dove poter stare con altre persone della mia età, simpatiche. Tutto spesato, tutto garantito, senza bisogno di rifare il letto, di cucinare e senza fastidi per nessuno.
Andare via da casa mia non è stato facile. Una cosa è dirlo, altro è farlo. Ma alla fine ci sono riuscita. Per un po' non ci ho dormito: i mobili, la mia biancheria, i piatti, le fotografie al muro, gli odori, i rumori, le pentole. Quando ce li hai sembra normale, non ci fai caso. Ma se non ci sono più le tue cose, poi te ne accorgi, eccome.
Qui non mi è andata male. Da mangiare. a dire il vero, è senza qualità e qualche volta accettabile. La pulizia c'è e in teoria anche un bel giardino. In teoria, perché nel frattempo la mia salute è un po' peggiorata e senza che uno mi accompagni io, in giardino non ci posso andare. Insomma non ci sarebbe tanto da lamentarsi se non che, quando ci stai dentro, la vita va un po' tutta alla rovescia. Quello che è normale diventa impossibile. Provare per credere.
Il tempo. Dopo un po' ti dimentichi che giorno è, perché diventa tutto uguale. E' come se non ci fosse mai niente da aspettare. Neppure i programmi televisivi. Perché di televisione ce n'è una per tante persone e ognuno vorrebbe guardare un programma diverso.
Le cose. Non ci vorrebbe niente a comprare le pile di ricambio per la radio, i fazzoletti di carta, i succhi di frutta e una rivista. Niente se stessi fuori. Ora tutto questo mi arriva quando vengono, di tanto in tanto, i miei nipoti. Ma abitano lontano e io non voglio essere di peso proprio adesso.
Gli occhiali. Tutto diventa complicato, qui, per colpa di nessuno. Mi si sono rotti gli occhiali, cadendo dal comodino. E ci ho messo molte settimane per trovare chi mi accompagnasse a rifarli.
A dirla tutta, forse la cosa che più mi comincia a pesare è il fatto che nessuno, per giorni, settimane, dice il mio nome. Se non c'è chi pronuncia il tuo nome puoi avere tutto, ma è come se ti mancasse l'aria. Finirà per dimenticarlo anche io?
Allora mi sono detta: debbo reagire. Che cosa posso fare, io, ancora? Posso essere un amica. E pure un'amica fedele. Si. Se cercate un'amica venite a trovarmi. Ho del tempo e non mi disturberete. Mi interessa quello che succede nel mondo e mi piacerebbe ascoltare i vostri racconti, parlare con voi. Mi sono detta: "Un'ora di tempo". Il vostro e il mio. Per diventare amici, per contare per qualcuno. Alla faccia della solitudine.
Anna.
Ho sempre cercato di non pesare su nessuno. Figuriamoci sui miei nipoti che hanno già i loro figli e a cui ho dato l'appartamentino dove abitavo prima di arrivare qui. Ho scelto di lasciarlo. Che avreste fatto voi?
Ho 82 anni. Non sono tanto vecchia, ma a casa, da sola, non potevo più stare. Qualche volta mi dimenticavo di prendere le medicine, certe mattine non ce la facevo proprio a uscire e a fare la spesa e allora ho preso la decisione: un istituto specializzato per gli anziani, dove poter stare con altre persone della mia età, simpatiche. Tutto spesato, tutto garantito, senza bisogno di rifare il letto, di cucinare e senza fastidi per nessuno.
Andare via da casa mia non è stato facile. Una cosa è dirlo, altro è farlo. Ma alla fine ci sono riuscita. Per un po' non ci ho dormito: i mobili, la mia biancheria, i piatti, le fotografie al muro, gli odori, i rumori, le pentole. Quando ce li hai sembra normale, non ci fai caso. Ma se non ci sono più le tue cose, poi te ne accorgi, eccome.
Qui non mi è andata male. Da mangiare. a dire il vero, è senza qualità e qualche volta accettabile. La pulizia c'è e in teoria anche un bel giardino. In teoria, perché nel frattempo la mia salute è un po' peggiorata e senza che uno mi accompagni io, in giardino non ci posso andare. Insomma non ci sarebbe tanto da lamentarsi se non che, quando ci stai dentro, la vita va un po' tutta alla rovescia. Quello che è normale diventa impossibile. Provare per credere.
Il tempo. Dopo un po' ti dimentichi che giorno è, perché diventa tutto uguale. E' come se non ci fosse mai niente da aspettare. Neppure i programmi televisivi. Perché di televisione ce n'è una per tante persone e ognuno vorrebbe guardare un programma diverso.
Le cose. Non ci vorrebbe niente a comprare le pile di ricambio per la radio, i fazzoletti di carta, i succhi di frutta e una rivista. Niente se stessi fuori. Ora tutto questo mi arriva quando vengono, di tanto in tanto, i miei nipoti. Ma abitano lontano e io non voglio essere di peso proprio adesso.
Gli occhiali. Tutto diventa complicato, qui, per colpa di nessuno. Mi si sono rotti gli occhiali, cadendo dal comodino. E ci ho messo molte settimane per trovare chi mi accompagnasse a rifarli.
A dirla tutta, forse la cosa che più mi comincia a pesare è il fatto che nessuno, per giorni, settimane, dice il mio nome. Se non c'è chi pronuncia il tuo nome puoi avere tutto, ma è come se ti mancasse l'aria. Finirà per dimenticarlo anche io?
Allora mi sono detta: debbo reagire. Che cosa posso fare, io, ancora? Posso essere un amica. E pure un'amica fedele. Si. Se cercate un'amica venite a trovarmi. Ho del tempo e non mi disturberete. Mi interessa quello che succede nel mondo e mi piacerebbe ascoltare i vostri racconti, parlare con voi. Mi sono detta: "Un'ora di tempo". Il vostro e il mio. Per diventare amici, per contare per qualcuno. Alla faccia della solitudine.
Anna.
giovedì 20 maggio 2010
IL MONDO SI MUOVE SE NOI CI MUOVIAMO
Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi mutiamo, si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.
la primavera comincia con il primo fiore, la notte con la prima stella,
il fiume con la prima goccia d'acqua, l'amore con il primo pegno.
Ci impegnamo perchè crediamo nell'amore, la sola certezza che non
teme confronti, la sola che basta ad impegnarci personalmente.
Mi impegno: io e non gli altri,
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede.
(don Primo Mazzolari)
si muta se noi mutiamo, si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.
la primavera comincia con il primo fiore, la notte con la prima stella,
il fiume con la prima goccia d'acqua, l'amore con il primo pegno.
Ci impegnamo perchè crediamo nell'amore, la sola certezza che non
teme confronti, la sola che basta ad impegnarci personalmente.
Mi impegno: io e non gli altri,
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede.
(don Primo Mazzolari)
L'UMORISMO NELLA COPPIA
Nella vita di tutti i giorni il buonumore
pare un bene sempre più raro.Non sappiamo più ridere.
L'umorismo, L'allegria, il sorriso,
esprimono invece una intelligenza curiosa,
aperta, flessibile, rapida, ed efficace
e sanno tenere lontani lo stress, i disagi, le malattie,
ma soprattutto il rischio di far naufragare una vita in due.
Chi non ride non fà l'amore.
L'eros infatti vive di passione e delle capacità di darsi
reciproca gioia: sono queste le vere basi di una solida
unione che funziona.
Diversamente è destinata a sciogliersi in fretta o a
consolidarsi in una routine scontata e frustrante.
Quali i rimedi?
Semplice: meno pensieri inutili e prendersi un pò
di più in giro!
In questa società non è facile però tentare non nuoce.
pare un bene sempre più raro.Non sappiamo più ridere.
L'umorismo, L'allegria, il sorriso,
esprimono invece una intelligenza curiosa,
aperta, flessibile, rapida, ed efficace
e sanno tenere lontani lo stress, i disagi, le malattie,
ma soprattutto il rischio di far naufragare una vita in due.
Chi non ride non fà l'amore.
L'eros infatti vive di passione e delle capacità di darsi
reciproca gioia: sono queste le vere basi di una solida
unione che funziona.
Diversamente è destinata a sciogliersi in fretta o a
consolidarsi in una routine scontata e frustrante.
Quali i rimedi?
Semplice: meno pensieri inutili e prendersi un pò
di più in giro!
In questa società non è facile però tentare non nuoce.
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